A fine 2024 il prestigioso Oxford Dictionary ha scelto come parola dell’anno l’espressione “brain rot”, letteralmente “marciume del cervello”, come effetto del consumo eccessivo di contenuti digitali banali e ripetitivi. “Brain rot”, “marciume del cervello”… Non si tratta di una malattia… o forse sì? In poche parole: i contenuti promossi dagli algoritmi dei social che combattono per la nostra attenzione danneggiano i nostri cervelli?
La scienza ha pochi dubbi a riguardo.
Il brain rot si manifesta come una riduzione della capacità di concentrazione e memorizzazione, con un aumento della distrazione e una sensazione generale di stanchezza mentale. Un termine simile, “digital dementia”, è stato coniato dal neuropsichiatra Manfred Spitzer per indicare il declino cognitivo associato all’uso eccessivo di dispositivi digitali. Il “brain rot” propriamente detto è invece legato particolarmente all’uso compulsivo degli smartphone e dei social network, in particolare di piattaforme come TikTok, Instagram Reels e YouTube Shorts che propongono i loro contenuti senza fine.
Questa condizione, il “brain rot”, non colpisce solo i giovani, ma chiunque passi molte ore davanti agli schermi consumando contenuti senza un reale scopo. Il problema non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui la usiamo.
I principali effetti negativi del brain rot includono:
Cosa dice la scienza?
Numerosi studi hanno dimostrato che l’eccesso di stimoli digitali può alterare la struttura cerebrale, influenzando aree cruciali come la corteccia prefrontale (responsabile della memoria e della concentrazione). L’uso compulsivo dei social media è stato associato a una riduzione della materia grigia in regioni legate all’autocontrollo e alla regolazione emotiva.
Inoltre, il rilascio di dopamina provocato dalla visione di contenuti brevi e immediatamente gratificanti crea un circolo vizioso simile a quello delle dipendenze, rendendo sempre più difficile disconnettersi.
Se ti sei riconosciuto in alcuni di questi sintomi, non preoccuparti: ci sono strategie efficaci per contrastare il fenomeno e riprendere il controllo della propria attenzione.
In conclusione, Il brain rot non è un destino inevitabile, ma una conseguenza delle nostre abitudini digitali. Sebbene è vero che molti di noi siano alla mercé dello strapotere dei social, è anche vero che ciascuno di noi, con piccoli accorgimenti quotidiani, può ridurre l’impatto negativo della sovrastimolazione, mantenere una mente fresca e tenersi solo “il meglio” della rivoluzione digitale. Ricordiamo che la tecnologia può essere un potente strumento di crescita, ma solo se impariamo a usarla in modo consapevole.
Testi: Andrea Canton